Sicurezza all’ultimo stadio

La freccia ha colpito nel segno. Al punto che Dilma Rousseff, l’ex guerrigliera che fu torturata da un regime militare, ha deciso che se emergenza per i Mondiali è, allora emergenza sia. E se qualcuno dirà che la Presedenta si sta “pinochetizzando” sempre di più, lo dica pure. “I disordini non saranno ammessi”, ha scandito qualche giorno fa, “durante la Coppa non accadrà quanto accaduto alla Confederations Cup” del 2013, quando si scatenarono violenti disordini di piazza, “non avremo problemi di sicurezza”.
18 AGO 20
Immagine di Sicurezza all’ultimo stadio
La freccia ha colpito nel segno. Al punto che Dilma Rousseff, l’ex guerrigliera che fu torturata da un regime militare, ha deciso che se emergenza per i Mondiali è, allora emergenza sia. E se qualcuno dirà che la Presedenta si sta “pinochetizzando” sempre di più, lo dica pure. “I disordini non saranno ammessi”, ha scandito qualche giorno fa, “durante la Coppa non accadrà quanto accaduto alla Confederations Cup” del 2013, quando si scatenarono violenti disordini di piazza, “non avremo problemi di sicurezza”. Dilma Rousseff farà tutto quello che è necessario: compreso schierare l’esercito al posto della polizia, ordinare arresti preventivi di massa dei leader delle possibili proteste, mobilitare l’intelligence come se si trattasse di una guerra al terrorismo. Del resto, in certe situazioni l’esercito può dare maggiore affidamento: la polizia ha già fatto capire, a colpi di scioperi, l’intenzione di approfittare della grande kermesse calcistica per ottenere finalmente gli aumenti salariali a lungo richiesti. D’altronde, con i 50.108 omicidi ufficialmente registrati nel 2012 il Brasile è il paese con il record mondiale in questa triste materia e l’imponente sforzo per pacificare le favelas ha imposto agli agenti fatiche e rischi ulteriori. E adesso, con la Copa do Mundo, sono arrivate pure le frecce. Una è finita nel ginocchio di un agente della Polícia Militar Montada, versione brasiliana dei carabinieri a cavallo. Un’altra ha bucato la gomma di una moto pure della polizia.
L’inopinato western amazzonico è andato in onda in diretta tv, era una marcia di protesta a Brasilia contro la cerimonia d’inaugurazione dell’esposizione della Coppa della Fifa. Il Movimento dos Trabalhadores Sem Teto chiamava alla protesta contro lo Estádio Nacional Mané Garrincha: costo lievitato dai 300 milioni di dollari originari a 900 milioni, non solo lo stadio più costoso di questi Mondiali, ma anche il più caro del mondo dopo Wembley. Il tutto, per una città la cui squadra milita nella locale serie D. Ai Sem Teto si erano uniti anche cinquecento indios guidati dal famoso capo indigeno dei Kayapo, Raoni, una star globale che da trent’anni si batte per la protezione della foresta pluviale: furibondi per un progetto di legge che mira a ridurre l’estensione delle loro riserve. Contro gli spiriti del male che ispirano (con ogni evidenza) i legislatori, gli sciamani tribali si sono messi a fumare le pipe. Contro il fumo degli sciamani i poliziotti hanno risposto con i lacrimogeni. Contro i lacrimogeni i Sem Teto hanno risposto a sassate, e gli indios invece incoccando i loro archi, proprio nell’ora di punta del traffico automobilistico.
[**Video_box_2**]
Così Dilma Rousseff ha deciso di ripensarci, rispetto al cessato allarme annunciato solo undici giorni prima, quando il flop di una “giornata di lotta contro il Mondiale” cui erano convocate milioni di persone si erano invece presentati solo in poche migliaia. Ciò aveva convinto gli analisti e lo stesso governo che la classe media scontenta aveva infine deciso di godersi lo spettacolo. Ma per fare danni basta essere in pochi. Per giunta, oltre ai poliziotti, anche professori, sanitari, vigilantes bancari e lavoratori dei trasporti minacciano di incrociare le braccia sul più bello. La polizia dello stato di San Paolo ha quindi annunciato un’ondata di intercettazioni telefoniche e “altri metodi di vigilanza” per prevenire coloro che cospirano per “commettere atti violenti, rompere cose e aggredire persone”: misure tra cui ci sarebbe anche l’arresto precauzionale. L’intelligence federale si sta muovendo nello stesso senso, setacciando le reti sociali. Nel caso, usando la stessa fattispecie, “associazione criminale”, prevista per la lotta ai narcos. Dilma inoltre ha dato ordine alle Forze armate di proteggere i trasferimenti dei giocatori, dopo che la polizia non è riuscita a impedire che a Rio de Janeiro persino il pullman dei 23 atleti della Seleção venisse accerchiato da una torma di esagitati professori, che hanno appiccicato adesivi sui vetri, danneggiato la carrozzeria e ritardato lo spostamento della squadra di un’ora. Così 57 mila militari, che si uniranno a 89 mila poliziotti e 24 mila vigilantes privati. Nel frattempo, la guerra civile conquista le facciate delle case. Chi espone i colori della Seleção, e chi cartelli con scritto: “Foda-se a Fifa”. Fifa, vai a farti fottere.